Come diventare un grande scrittore

..Bukowski che ne sapeva del corso di Informatica applicata al giornalismo?
venerdì, 26 dicembre 2008

Harold Pinter..

All'età di 78 anni si è spento uno dei geni assoluti della letteratura britannica: Harold Pinter, lo scrittore e drammaturgo che nel 2005 è stato insignito del Premio Nobel. 

La sua carriera di drammaturgo iniziò, quasi per caso, nel 1957, quando scrisse per un amico in quattro giorni un atto unico intitolato La stanza, in cui erano già evidenti i caratteri della sua futura produzione, a cominciare da quella reticenza a spiegare gli antefatti e dar ragione di quel che accade in scena così che una comune situazione si carica di minaccioso mistero.

Pochi mesi più tardi il grande salto a Londra, dove un impresario a caccia di giovani talenti produce "Il compleanno", oggi ritenuto un capolavoro assoluto che però allora non entusiasmò la critica. «Spiacente, signor Pinter, lei non è abbastanza divertente», sentenziarono i quotidiani, sconcertati dal gioco di spec­chi portato sul palcoscenico, dall’atmosfera surreale, dal protagonista con un incerto passato al quale danno la caccia due emissari di una banda crimi­nale.

Neppure due anni dopo, la sera del 27 aprile 1960, i giudizi su Harold Pinter si ribaltano. Dopo la prima de "Il guardiano" il consenso è unanime: «Siamo alle prese con una seducente deviazione dalle consuete vie battu­te in teatro, con un lavoro affascinante», si legge sul Guardian, «Mr Pinter ci abbandona a una piacevolissima confusione», aggiunge il Times, «lo spettacolo che ha debuttato l'altra sera al Lyceum è di un giovane autore che promette di diventare uno dei più importanti del teatro contemporaneo», sostiene il New York Times.

Cosa caratterizza il teatro di Pinter? L'impiego contemporaneo di elementi presi dalla tra­gedia e dalla farsa, si è detto spesso. I suoi testi ricordano i quadri iper-realisti in cui tutti gli elementi che vi appaiono sono la riprodu­zione accurata di particolari reali, ma al tempo stesso vengono immersi in una dimensioni al di fuori dal reale. Campione dell’assurdo, maestro di silenzi, dram­maturgo della minaccia? Certo, Pinter è anche questo. Ma non solo, perché da un’attenta lettura dei suoi testi emergono altri temi di cui schemi troppo rigidi non possono dar conto. E’ lo stile “pinteresque”, così riassunto dagli accademici di Stoccolma quando, nel 2005, gli assegnarono il Nobel: «Una modalità assolutamente originale per svelare il baratro sotto le chiacchiere di ogni giorno e costringerci a entrare nelle chiuse stanze dell’oppressione».

Se esiste un denominatore comune per riassumere un lavoro che si è protratto per circa mezzo secolo, consegnando all’umanità capolavori assoluti (Il guardiano, Il calapranzi, Ritorno a casa, Vecchi tempi, Tradimenti, Il linguaggio della montagna) lo si rintraccia nell’idea di “teatro proble­matico”. Pinter, in altri termini, privilegia una ricerca aperta su temi che possono essere di volta in volta esistenziali o politici senza mai chiude­re il cerchio, evitando di offrire risposte. Nel suo teatro, poi, il linguaggio riveste una importanza cruciale: portare in primo piano il bassissimo livello di conoscenza assicurato dal dialogo, come appunto spiega la motivazione del Nobel per la letteratura.

Da ricordare anche il suo grande impegno politico. Pinter è stato un leader carismatico della sinistra radicale del Regno Unito, pacifista e difensore dei diritti umani, aveva guidato l’opposizione interna alla guerra in Iraq, attaccando in ogni circostanza Tony Blair, definito «un autentico criminale che va in giro con un ipocrita sorriso cristiano stampato sulla faccia."

Nella sua lunga carriera Pinter, che era da tempo malato, aveva scritto oltre trenta testi teatrali. Era anche poeta, regista, attore e autore di sceneggiature di film, si ricordano il bellissimo "Gli ultimi fuochi" di Elia Kazan e "La donna del tenente francese" che ottenne anche una nomination all'Oscar.

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martedì, 16 dicembre 2008

Sonnambuli del nuovo secolo

Nella giornata in cui il sindaco di Pescara viene arrestato per concussione, nel giorno in cui sale a 2 il numero delle vittime del pirata della strada che ha investito una comitiva di 28 persone, nel giorno in cui Baghdad scende in piazza per chiedere la liberazione del reporter che ieri ha tirato le scarpe a Bush in una conferenza stampa, io mi butterei su una notizia più soft. Non mi va di commentare la multa da 800 milioni di dollari inflitta alla Siemens per corruzione nelle gare d'appalto in dieci paesi. Non mi va nemmeno di commentare una frase sentita prima in tv. Una frase dell'ottobre 2007, uscita dalla bocca del Presidente dell'assemblea Regionale Siciliana, nonchè Onorevole, Gianfranco Miccichè, il quale disse: "Noi trasmettiamo sempre un messaggio negativo. Se qualcuno in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l’immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi lo evidenziamo subito già con il nome dell’Aeroporto di Punta Raisi." Per chi non lo sapesse l'aeroporto è intitolato a Falcone e Borsellino.

Certo tutti argomenti interessanti e di gran spessore, ma visto che oggi è stata una giornata molto pesante, mi sia concesso di riportare una notizia decisamente stupida, stile "Studio Aperto", che però allo stesso tempo è un piccolo specchio della società postmoderna.

Una donna spagnola di 44 anni, due ore dopo essersi addormentata, si è alzata dal letto. Si è diretta nel suo salone dove ha acceso il computer, attivato la connessione internet, collegata alla sua casella e-mail digitando correttamente username e password. Infine ha scritto tre messaggi di posta elettronica, in parte difficili da decifrare e in parte perfettamente comprensibili. La cosa assurda è che tutto questo è avvenuto in uno stato di totale sonnambulismo.

Il sonnambulismo è un disturbo del sonno che può determinare una serie di comportamenti: ad oggi, i neurologi si sono trovati di fronte a pazienti che si sono semplicemente alzati dal letto, ad altri che si sono vestiti, hanno cucinato o hanno suonato uno strumento. Rarissimi i casi in cui il sonnambulo è arrivato ad essere violento. C'è anche il caso di Lee Hadwin, gallese, famoso perchè realizza quadri mentre dorme (sonnambulismo artistico).

Per i medici, il caso della donna spagnola è il primo esempio al mondo di sonnambulismo on-line, in cui una paziente non solo si è connessa a internet ma è anche riuscita ad inviare tre e-mail. Il tutto mentre dormiva. Il caso è stato registrato dai neurologi dell'università di Toledo, e presentato alla comunità scientifica internazionale attraverso la pubblicazione sulla rivista specializzata "Sleep Medicine". E' stato anche coniato un termine per definire questo disturbo: "zzz-mail".

Il giorno dopo, quando la donna ha ricevuto la telefonata di uno dei destinatari delle mail, che voleva qualche spiegazione in merito, lei non si ricordava più niente. Un comportamento in linea con le manifestazioni tradizionali del sonnambulismo: chi ne soffre, non è mai in grado di ricordare quello che ha fatto mentre dormiva. Secondo il rapporto dei neurologi, dal punto di vista medico è una novità assoluta: "Un comportamento complesso - viene fatto notare - che richiede una serie di movimenti coordinati, mai registrati fin d'ora nei pazienti che soffrono di sonnambulismo".
A questo punto i medici attendono di registrare episodi analoghi, per poter iniziare ad elaborare una casistica scientificamente attendibile. Intanto, accontentiamoci di segnalare questa nuova bizzarra versione.

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mercoledì, 10 dicembre 2008

Se facessi una bella inchiesta anche io potrei vincere il Pulitzer

Chi pensava che l'informazione online fosse un sorella piccola di quella che affolla giornali e tv, dovrà ora ricredersi. Un cambiamento epocale arriva direttamente dagli Stati Uniti e più precisamente dal sito del Pulitzer Prizes. Il più prestigioso premio giornalistico del mondo verrà aperto, dal prossimo anno, anche alle notizie online. Internet e la carta stampata verranno parificate, includendo i quotidiani presenti unicamente online tra le 14 categorie che potranno partecipare al premio. A dire il vero, gia dal 2006 c'era stata la storica apertura, ma venivano ancora escluse le testate presenti esclusivamente sul web senza supporto cartaceo. Ora invece, l'unico requisito sarà che il quotidiano sia attivo almeno fino alla settimana prima della premiazione. Continua invece l'ostracismo nei confronti delle emittenti televisive e dei magazine, compresi i propri siti internet.

Si tratta di un passo storico se si considera l'importanza di questo riconoscimento. Il premio Pulitzer, che sin dalle sue origini viene amministrato dalla Columbia University di New York, è considerata la più prestigiosa onorificenza nazionale per il giornalismo. Assegnato per la prima volta nel 1917, ha premiato nel corso dei decenni alcuni dei grandi scoop mondiali: nel 1962 Walter Lippmann lo ricevette grazie alla sua famosisisma intervista al leader sovietico Nikita Kruscev per il New York Herald Tribune, nel 1970 è la volta di Seymour Hersh (oggi al "New Yorker") per aver svelato sul "Dispatch News Service" gli orrori del massacro Usa di My Lai durante la guerra del Vietnam, nel 1972 il New York Times vince il premio per la pubblicazione, malgrado le minacce del governo, dei documenti segreti sulla guerra del Vietnam passati alla storia come i Pentagon Papers. Nel 1973 il Washington Post viene premiato per l' inchiesta più famosa nella storia del giornalismo: lo scandalo Watergate, la cui rivelazione porterà all' impeachment e alle dimissioni di Nixon. Per arrivare ai nostri giorni, è d'obbligo ricordare il premio del 2003 assegnato al Boston Globe per l' inchiesta sugli abusi sessuali nella diocesi di Boston da parte di sacerdoti cattolici.

Il cambiamento interno alle logiche di questo premio, dunque, riflette i profondi mutamenti del mondo dell'informazione, nel quale ormai il giornalismo online ha uguale dignità rispetto a quello cartaceo e un ruolo altrettanto importante. La crisi dei giornali americani ha portato a questa scelta e "le nuove regole del mercato hanno ampliato il raggio d'azione del Pulitzer e riconoscono il ruolo di Internet" ha dichiarato l'amministratore del premio. In attesa che si realizzi la profezia del'editore del New York Times, secondo cui i giornali cartacei spariranno nel giro di cinque anni, è giusto che il Pulitzer diventi il simbolo di entrambi i volti del giornalismo.

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martedì, 09 dicembre 2008

La morte dell'editoria.

Nel Novembre 2007 Manhattan si lustrava gli occhi per la nuova meraviglia progettata da Renzo Piano: un futuristico grattacielo di 220 metri occupato per 28 piani dal New York Times. Il trasloco dalla vecchia sede è iniziato a distanza di un anno, proprio questa settimana. Ci si trova come minimo sconcertati, allora, dalla notizia che il gruppo finanziario a capo della testata ha deciso di accendere un'ipoteca sull'immobile. L'operazione consentirà di raccogliere qualcosa come 225 milioni di dollari di liquidità. Ma il gruppo NYT, che controlla anche il Boston Globe e l'International Herald Tribune, ha in sospeso due filoni di debito che ammontano a 400 milioni l'una. E uno di questi scade a maggio. Dall'inizio dell'anno il titolo del NYT ha perso oltre metà del suo valore. Non sorprende allora la dichiarazione del presidente del gruppo, che pronostica, nel giro di cinque anni, la fine dell'edizione cartacea a vantaggio dell'edizione online.

La crisi dell'editoria americana è senza precedenti. Il gruppo Tribune, che pubblica tra gli altri il Los Angeles Times e il Chicago Tribune, ha avviato nel weekend le procedure per la bancarotta a fronte di un debito di 13 miliardi di dollari. Il grande capo, il magnate immobiliare Sam Zell, ha già venduto la squadra di baseball dei Chicago Cubs oltre al quotidiano newyorkese Newsday. Gli 8 miliardi di dollari spesi poco più di un anno fa per l'acquisto della società si sono rivelati un affare disastroso dato il momento critico per l'editoria.

La stampa americana denuncia un calo del 15 per cento della pubblicità. Secondo le stime del Wall Street Journal più del 20 per cento del settore editoriale statunitense è sull'orlo del collasso. Ogni gruppo per salvarsi gioca le proprie carte: ci ipoteca palazzi, chi inizia a progettare fusioni ma soprattutto tagli.

Altro colosso in crisi è il gruppo McClatchy, terza forza editoriale del paese, con 30 quotidiani sotto il suo controllo. Pare che il Miami Herald, con le sue 210 mila copie, sia sul mercato e nel pacchetto il gruppo voglia sbarazzarsi oltre che del quotidiano anche del patrimonio immobiliare che lo accompagna, compresa la sede del giornale che si affaccia sull'Oceano. L'Herald ha alle spalle qualcosa come 19 premi Pulitzer, per la serie "la qualità non garantisce contro le crisi economiche".

Anche la CNN, reduce da una stagione elettorale trionfale dal punto di vista degli ascolti, è sul punto di cancellare l'intera redazione scientifica e ambientale, compreso il direttore Miles O'Brien, veterano della rete e volto noto del network. Un pò come se la Rai cacciasse Piero Angela.

Dopo il crollo della borsa e delle banche ecco un'altra sfida che Obama non può ignorare. In fondo il suo stretto rapporto coi media è stata una delle armi vincenti e difficilmente le abbandonerà proprio ora che ha raggiunto la Casa Bianca.

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sabato, 29 novembre 2008

Family

Un diluvio universale sembra essersi abbattuto su Parma. Forse la pioggia, forse la televisione accesa su improbabili programmi, mi hanno fatto accendere una preoccupante lampadina in testa. E sono arrivato ad alcune macabre considerazioni. Per esempio, ci sono più differenze o parallelismi tra le stragi familiari che sempre più spesso inondano la cronaca nera italiana e le famiglie distrutte che si presentano da Maria De Filippi il sabato sera? In quale dei due casi si può cogliere più dolore, più orrore? Non voglio essere blasfemo, chiaramente negli omicidi tra le mura domestiche. Ma il cattivo gusto di un programma come quello raggiunge apici impensabili. E non per la conduttrice o per il pubblico, ma soprattutto per coloro che non trovano nessuna soluzione migliore per risolvere i problemi che andare a raccontarli davanti a milioni di spettatori. Trovo tutto questo deprimente. Veramente son convinti che sia un giusto modo di comportarsi?

Un dato però è certo: la Famiglia, intesa come valore, come istituzione o cardine della nostra società, è ormai allo sbando più completo. Le percentuali dei divorzi parlano chiare: un aumento del 40% negli ultimi dieci anni. E le compagnie telefoniche come rispondono a questa crisi? Ideando una serie di promozioni che uniscono sotto la stessa tariffa tutto il nucleo familiare. Così papà paga e tutti gli altri si mandano i messaggini gratis. Ma che senso ha? Io non ho in mano i dati di mercato ma visto l'andazzo non so quanto possa essere credibile questa cosa. La famiglia del Mulino Bianco non esiste, esistono invece lo stress, le armi in casa, la depressione. Quindi basta per favore con queste finte famiglie felici. Non Mi sembra il momento più adatto. Macabro? Malinconico? Negativo? Forse si. Forse però no.

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lunedì, 17 novembre 2008

Il furto della libertà

Oggi il sito Repubblica.it riporta una notizia tratta dalla Nuova Sardegna, giornale di Sassari che appartiene al gruppo editoriale l'Espresso. Questo è il link ma in breve i fatti sono questi: nel 1977 l'Anonima Sequestri era in un periodo di cupo splendore, in parole povere era attiva con efficacia. Oltre alla Sardegna, i sequestri di persona erano stati esportati con successo anche nelle colline toscane, terra di emigrazione per molti pastori e allevatori di cavalli sardi. Le occasioni di lavoro portarono, infatti, anche molti individui collusi con l'ambiente criminoso. Nel gennaio '77 tre uomini, mascherati e dall'inconfondibile accento sardo, rapirono l'imprenditore senese Marzio Ostini. Venne pagato un riscatto di 1 miliardo e 200 milioni ma il sequestrato non fece mai ritorno a casa. Qualche tempo dopo venne arrestato un giovane pastore che raccontò versioni molto confuse dei fatti e snocciolò una serie di nomi, tra cui quello di Melchiorre Contena, non nascondendo un odio personale nei suoi confronti. Nel corso del primo processo venne fuori che questo super-teste che accusava tutti aveva alle spalle una scia di 35 denunce per falsa testimonianza. Nonostante questo, e nonostante il suo privato rancore per Contena, il processo in Cassazione si concluse con la condanna a 30 anni di carcere per il pastore di Orune. L'accusatore, Andrea Curreli, venne assassinato poco dopo, e il suo avvocato (Fabio Dean, famoso per essere il difensore di Licio Gelli) mandò delle lettere in carcere a Contena, confessandogli la sua personale convinzione che fosse innocente (smentendo in sostanza il suo stesso assistito che lo accusava!). La cosa più assurda è che nel 1989 a Perugia si svolse un processo parallelo nel quale in sostanza vennero accusate altre tre persone del rapimento. Si arrivò dunque a due sentenze incongruenti e opposte, nel secondo processo Contena non venne nemmeno menzionato. A questo punto la sua innocenza doveva essere scontata. E invece la corte d'assise di Ancona si rifiutò di riaprire il processo. Solo nel 2004 la Cassazione riapre il processo e nel luglio scorso, finalmente, Contena è riconosciuto totalmente innocente. Nel mentre però ha scontato 30 anni di carcere. Nessuno ne parla. Domani questa notizia sarà dimenticata. Eppure una persona estranea ai fatti ha passato 30 anni della sua esistenza chiuso in una prigione. I miei commenti sono superflui. Rabbia, indignazione,sgomento. Ci sono boss mafiosi che hanno commesso atrocità di ogni genere, penso a Giovanni Brusca, colui che premette il bottone della strage di Capaci, colui che sciolse un bambino nell'acido, ebbene essendo "collaboratore di giustizia" se ne sta beato in una località segreta, non in carcere, e qualche tempo fa venne scoperto in possesso di un cellulare con cui comunicava con chi voleva. Per rimanere ai crimini violenti, penso a quanti brigatisti sono in libertà, quanti criminali nazisti sono tranquillamente a prendere il sole, penso al rom ubriaco che ha ucciso 4 ragazzi mentre guidava ubriaco e fa il divo in libertà vigilata. Questo succede in Italia, il paese dove tutto è possibile. Vergognato me ne torno sui libri, esprimendo la mia solidarietà per uno che ha avuto la sfortuna di essere sardo e di trovarsi in Toscana in quel periodo. E per questo si è fatto trenta, silenziosi, infiniti anni dietro le sbarre.
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giovedì, 06 novembre 2008

God Bless America

Devo fare marcia indietro riguardo il post precedente. Alla fine ho seguito per diverse ore la maratona elettorale fino al momento in cui era ormai chiaro chi avrebbe vinto. E mi son bevuto una birra in onore del nuovo presidente.obama01_16773717

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Negli anni ho imparato ad amare totalmente gli Stati Uniti e rimango basito quando sento tanto astio da parte di qualcuno nei confronti di un popolo che secondo me ha dato lezioni di civiltà, coraggio e unità inpensabili altrove. In questo mi ha influenzato molto la lettura di Oriana Fallaci, una che aveva deciso di trasferirsi li ed era orgogliosa di questa scelta. Devo ammettere che mi vengono i brividi ogni volta che sento il loro inno, ogni volta che penso che solo da loro esiste la meritocrazia, le idee sono premiate, e può essere possibile la favola di un giovane avvocato di 47 anni, afroamericano, cresciuto nella povertà ma arrivato a studiare ad Harvard e risvegliatosi un giorno Presidente. Senza invidie, solo per meriti propri. E i brividi sono ancora corsi nella mia schiena quando ho sentito il discorso di commiato di McCain, lo sconfitto. Ha detto frasi come: "Qualsiasi siano le nostre differenze siamo tutti americani", "Continueremo a lottare per il nostro Paese", "Il mio avversario è ora il mio Presidente e mi metto a sua disposizione per il paese che amiamo". So bene che Obama ha già proposto un incarico al suo avversario sconfitto ma questo non sminuisce la lealtà nelle sue parole. M sembra che in America il bene della nazione venga prima delle beghe di partito. Infatti il suo intervento da guerriero ferito ma non moribondo si conclude con una frase bipartisan e meravigliosa come: "God bless America" a cui segue il boato della folla e poi l'inno. Qualcosa di simile vidi l'11 settembre, ad ogni funerale, capita anche ai concerti.

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Non per fare paragoni ma in Italia come va il dopo-elezioni? Niente inno, niente frasi patriottiche, niente frasi che sanciscano unità d'intenti per la nazione ma solo una serie di spavalderie come: bullarsi della vittoria, bullarsi delle telefonate internazionali di congratulazioni ricevute, l'inno del partito e mai quello nazionale, il dar sfoggio della superiorità riguardo la parte sconfitta (anche quando si parla di 2 punti percentuali). Parliamoci chiaro: da GOD BLESS AMERICA all'inno di FORZA ITALIA c'è la stessa distanza di grandezza, di sentimento, di sangue versato, di convinzione, di sforzo comune, di dolore e lacrime, di sogni e speranze, che corre dal Mar Mediterraneo alla pozzanghera sotto casa mia.

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martedì, 04 novembre 2008

Obama, McCain e la maratona..

Un tizio dice:"Stanotte sto sveglio per seguire la maratona elettorale americana" e l'altro risponde: "Ma perchè secondo te qualche americano sta sveglio per seguire le elezioni di Prodi o Berlusconi??"

Non ricordo chi disse questa battuta qualche anno fa (forse Beppe Grillo ma potrei sbagliare). In ogni caso questo dimostra l'assoluta centralità che le elezioni americane assumono ogni 4 anni. Si può essere più o meno vicini alle posizioni democratiche o repubblicane, ma indubbiamente si tratta di un evento che può catalizzare l'attenzione mediatica del mondo intero. Perchè si tratta di eleggere l'uomo più potente sulla faccia della terra. Colui che può decidere i destini dell'economia, delle guerre, delle crisi. Di conseguenza ne siamo tutti coinvolti.

Dal mio punto di vista, e so che questo non mi farà onore, le nottate insonni le posso concedere solo alla mia ragazza, a qualche film che meriti, al Milan che gioca la coppa Intercontinentale. Domani mattina leggerò con sorpresa il risultato del voto. Non credo che rimanere sveglio a guardare Vespa o Mentana possa cambiare l'esito delle urne. Qualcuno potrebbe obbiettare che si tratta di un evento storico. Non sarà lo sbarco sulla Luna, però ha il suo fascino. La mia impressione, molto banalmente, è che la vera novità sia il colore della pelle di Obama. Se fosse stato bianco non avremmo assistito a questa specie di venerazione che hanno in lui tutti quanti. Sarebbe storico, ne son consapevole, assistere all'elezione di un presidente di colore. Ma per la pelle, non perchè abbia un programma rivoluzionario. Cerchiamo di aprire gli occhi. Il fenomeno Obama è sostanzialmente il vedere in lui un simbolo delle minoranze che si prende il potere. Non penso sia un analisi superficiale e di parte. Piuttosto una verità che non è emersa.

Anche il mio voto sarebbe andato ad Obama. E la mia motivazione è: perchè è giovane. Un'esempio che dovremmo seguire anche in Italia. Leggere le date di nascita dei nostri politici più influenti mi fa venire i brividi. Va bene che con l'età aumenta la saggezza, ma spesso anche il rincoglionimento ( intendevo dire "deficienza senile" , nel caso dovesse leggere il Prof. Alfonso e non gradire la finezza).

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sabato, 01 novembre 2008

Halloween!!!

Qualcuno la chiama "conseguenza della globalizzazione". A me piace di più chiamarla speculazione oppure operazione di marketing. Prima ci fanno passare come normale la festa del papà, la festa della donna, la festa degli innamorati. Adesso, da qualche anno a questa parte, impazza la moda di Halloween.

Facciamo chiarezza. Da un punto di vista storico, le origini della festa sono pre-cristiane. In Europa questo culto si deve alle popolazioni celtiche, che in questa data festeggiavano il loro Samhain, ovvero la fine dell'estate che coincideva col loro capodanno. Il velo che separava il mondo dei vivi da quello dei morti veniva a mancare per una notte. I romani e in seguito la Chiesa incorporarono questo rito modificandolo nella festa di Ognisanti seguita a ruota dalla Celebrazione dei defunti.

Negli Stati Uniti le diverse tradizioni legate alla festa d'Ognissanti confluirono, fino ad arrivare alle consuete moderne celebrazioni. Già nel 1910 le fabbriche statunitensi producevano tutta una serie di prodotti legati unicamente a questa festa. Prende in questo periodo la connotazione di "notte degli scherzi" o "notte del diavolo", durante la quale ci si abbandonava all'anarchia ed erano ricorrenti gli atti di vandalismo, fino al punto da ritenere opportuno l'annullamento della festività. Terminato il secondo conflitto mondiale i bambini si impossessarono della festa, anche grazie alle aziende, che dedicarono a loro tutta una serie di costumi, dolci e gadget trasformando la festa in un affare commerciale.

L'iconografia delle zucche, del fuoco, delle streghe è tipicamente statunitense, ma probabilmente deriva da tradizioni importate da immigrati europei: l'uso di zucche o, più spesso in Europa, di fantocci rappresentanti streghe e di rape vuote illuminate, è documentato anche in alcune località del Piemonte, della Campania, del Friuli, dell'Emilia, della Toscana e del Lazio. Anche in varie località della Sardegna la notte della Commemorazione dei Defunti si svolgono riti che hanno strette similitudini con la tipica festa di Halloween d'oltreoceano, nel paese di Pattada si incidono le zucche e all'interno viene accesa una candela, in altri paesi si svolge il rito delle "Is Animeddas" (Le Streghe), del "Su bene 'e is animas", o del “su mortu mortu”, dove i bambini travestiti bussano alle porte chiedendo doni.

Dopo la parentesi storica arriviamo a un dato concreto: in Italia il giro d'affari legato ad Halloween quest'anno si aggira sui 370 milioni di euro. La cifra comprende le spese per feste e cene costruite ad hoc, l'acquisto di maschere, zucche e gadget. Con un aumento del 10% rispetto allo scorso anno. La Coldiretti parla, invece, di un ridimensionamento dovuto alla crisi economica.

"Secondo un rapido calcolo, una famiglia stanca della solita routine, che decide di festeggiare la festa di Halloween come la tradizione prescrive, potrebbe spendere da un minimo di 400 euro ad un massimo 1.000. Anche la festa di Halloween si presta, dunque, ad incrementare le casse di coloro i quali nelle ricorrenze non si lasciano sfuggire sfarzose occasione di lucro." (La Stampa 31-10-2008).

Le mie conclusioni sono molto semplici: io detesto questa festa perchè non ha nessun significato preciso. Se ho voglia di farmi un giro in cimitero per fare due chiacchere con i miei cari che mi hanno lasciato troppo presto ci vado quando voglio io. Non è il calendario che me lo deve imporre. Trovo ridicoli quelli che si mettono paranoie perchè ancora non hanno niente in programma per questa notte. "Oh Dio dobbiamo assolutamente fare qualcosa, andare a ballare, è Halloween!!". Infine un appello alle famiglie: la crisi economica e tutte le sue restrizioni dove le avete messe questa notte se son veri i dati di spesa di cui ho scritto sopra?          

Un pò di coerenza sarebbe d'obbligo in questo momento. Per divertirsi e fare casino c'è sempre tempo. Ieri notte l'ho detto: "Ragà alla prima zucca che vedo spacco tutto". Odio Halloween, mi dispiace è più forte di me.

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domenica, 19 ottobre 2008

Ascoltando The Dark Side of The Moon, 1973..

Certo è brutto fare paragoni tra epoche. Più che altro non ha moltissimo senso. Però mi ci ha fatto pensare la pubblicità molto efficace dell’Enel. Quella che chiede: quanti gesti ti sei dimenticato? Le immagini mostrano alcuni episodi familiari per le generazioni passate, un pò inusuali, forse sconosciuti, per noi altri cresciuti in pieno boom tecnologico. Il vinile, il sintonizzare la frequenza della radio con la manopola, il finestrino dell'auto tirato su con la manovella.

Non mi sono mai piaciute le persone che parlano del passato con il tono di chi "ha visto tutto, mentre noi non abbiamo visto niente". Politica, calcio, arte, cinema, musica. Il paradosso è che attualmente abbiamo tutti gli strumenti per rivivere il passato (film, foto, lettori mp3) ma questo parallelamente non fa che aumentare la consapevolezza che ci siamo persi molto del meglio, relegato in una linea temporale ormai non replicabile. Insomma non prendiamoci in giro. Coppi e Bartali che si passano la borraccia erano pura poesia. Adesso abbiamo ciclisti sputtanati ogni due giorni. C’era un epoca in cui McEnroe coi capelli lunghi spaccava le racchette a Wimbledon. Adesso ci dobbiamo accontentare di mostri disumani che non sbagliano un servizio. Vogliamo parlare di cosa facevano Maradona o Van Basten? Ci siamo ridotti a Quelli che il calcio e Biscardi.

Se potessi scegliere credo che avrei passato le sere in una sala di proiezione piena di fumo e sgabelli scomodi per vedere un film in bianco e nero. Un tenebroso Humphrey Bogart o Steve McQueen da idolatrare. E non sarei entrato a scuola per farmi infinite e deserte stradine polverose con una Vespa. O nei campetti di periferia a giocare con un pallone improvvisato, fino a notte.

Prendiamo la musica. C’è un vuoto quasi assordante se guardiamo indietro. Un’assoluta disparità tra quello che Fu e quello che Ci Tocca Ascoltare Adesso. Un decennio a cavallo tra '60 e '70 in cui è successo tutto, un’esplosione devastante che ha fatto terra bruciata di ciò che c’era prima e ha reso ridicolo gran parte di quello che è venuto dopo. A parte qualche piccola stella brillante che ha folgorato tutti senza troppa continuità, più illusione che pura sostanza. Forse sono solo invidioso.

Vorrei avere, non chiedo tanto, 4 o 5 vinili e una stanza vuota che da su qualche paesaggio verde. Mi accontento di Beatles e Rolling Stones, Bob Dylan e Pink Floyd, Eric Clapton e i Velvet Underground. Forse chiedo troppo?

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